Scuola: “A Brindisi siamo studenti universitari di serie B”

Da mesi a Brindisi c’è un gruppo di studenti (in rappresentanza dei tre corsi di laurea presenti: infermieristica, fisioterapia ed economia) che si sta occupando di rilevare, facendole presenti a chi di dovere, le numerose criticità e problematiche inerenti lo status di studente universitario nel polo didattico del capoluogo salentino. Una vera epopea, a quanto descritto dai rappresentanti dell’associazione SUD: «siamo semplicemente considerati studenti di serie B – afferma il presidente del sodalizio Dario Marasciulo – in una realtà, come quella di Brindisi, che non ci garantisce i servizi minimi essenziali di una città che ha la volontà di diventare universitaria».

In più occasioni, infatti, gli studenti hanno provato a smuovere le acque in quel di Brindisi, incontrando dapprima il presidente e la direzione generale della STP, la ditta che si occupa del trasporto pubblico urbano ed extraurbano, e caldeggiando con l’Università di Bari la volontà di stilare una convenzione come quelle già esistenti a Bari, Taranto o Lecce: da mesi, nonostante la disponibilità dell’azienda di trasporti, l’Università latita e sembra quasi disinteressata a tale accordo, per il quale si è già ottenuta (sempre grazie all’impegno degli studenti) anche la disponibilità del Comune di Brindisi nel finanziare un fondo cuscinetto che garantisca la copertura delle spese.

Per non parlare del discorso mensa: da mesi il punto ristoro garantito dall’Adisu (agenzia regionale per il diritto allo studio) agli studenti brindisini è stato chiuso per carenza di fondi e nonostante siano quasi 200 gli studenti che hanno diritto (per motivi economici e per merito) ad usufruire di tale servizio, l’erogazione dei pasti non è garantita. A tal proposito, a fine ottobre, una rappresentanza di SUD ha incontrato il direttore generale dell’Adisu Gavino Nuzzo, il quale aveva promesso la ripresa del servizio già da metà gennaio. Ad oggi, ancora nulla: la nuova gara d’appalto deve essere ancora stilata, mentre nelle altre sedi universitarie pugliesi il servizio è garantito.

Tra i diritti degli studenti più meritevoli e meno abbienti, inoltre, si annovera la possibilità di avere un alloggio: a Bari, ad esempio, vi sono quattro convitti universitari con centinaia di posti letto. In merito, l’associazione SUD ha fatto in modo di far incontrare il sindaco Rossi con il direttore Adisu Nuzzo: entrambi, infatti, concordavano sulla necessità di aprire una casa dello studente a Brindisi, grazie anche agli appositi fondi ministeriali destinati a tale scopo: al momento tutto tace e la scadenza di presentazione dei progetti al Miur è prevista per fine aprile.

Per quanto riguarda la vita quotidiana all’interno del Polo Universitario, attualmente ospitato nel vecchio ospedale cittadino “Di Summa”, la situazione non è decisamente migliore: le aule (tra l’altro arredate dall’Uniba) hanno ormai banchi e sedie rovinate, i pc più recenti hanno più di 15 anni e gli studenti sono costretti a studiare nelle anticamere dei bagni, nonostante vi siano due aule studio (già pronte ed arredate) chiuse da anni, per le quali è stata richiesta più volte l’apertura da parte di SUD.

Il tirocinio ospedaliero previsto per gli studenti delle professioni sanitarie, circa 1700 ore di lavoro gratuito nel triennio, si svolge al “Perrino”: centinaia di studenti, ogni mattina, attraversano a piedi due strade a percorrenza veloce per poter andare a lavorare gratuitamente, a causa dell’assenza di convenzioni con i trasporti pubblici (tra l’altro spesso troppo affollati dagli studenti delle scuole superiori) e dei pochissimi pass auto che la direzione Asl assegna agli studenti, circa uno ogni venti.

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