Il Comune di Brindisi bocciato in trasparenza?

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L’ art. 22 del decreto legislativo n. 33/2013, entrato in vigore il 20 aprile 2013, ha ampliato l’obbligo di trasparenza per le società partecipate di cui gli enti e gli organismi pubblici detengono quote di partecipazione, introdotto nel luglio del 2011 dall’art 8 del decreto legge n° 98/2011, abrogato con l’entrata in vigore del decreto legislativo n.33.
Per effetto di quei decreti il comune di Brindisi doveva e deve inserire sul proprio sito istituzionale, curandone l’ aggiornamento, non solo l’elenco delle società di cui detiene, direttamente o indirettamente, quote di partecipazione anche minoritaria, con l’indicazione dell’entità della partecipazione, la durata dell’impegno, l’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante sul per l’anno sul bilancio e la rappresentazione grafica dei rapporti tra il comune e le società, ma indicare anche i risultati di bilancio degli ultimi tre anni, ovvero se avevano raggiunto il pareggio di bilancio.
In caso di mancata o incompleta pubblicazione dei relativi dati, è previsto il divieto di erogazione in loro favore di somme a qualsivoglia titolo da parte dell’amministrazione interessata.
Nonostante sia trascorso molto tempo, l’Amministrazione comunale di Brindisi non solo non ha ancora adempiuto a quell’obbligo, ma anche a quant’altro previsto dalle norme sulla trasparenza, che si stanno rivelando un impegno molto doloroso, quasi ostico, per l’amministrazione comunale di Brindisi, che non ha voluto o saputo interpretarle correttamente, considerata la riluttanza a conformarsi alle linee guida di trasparenza degli enti pubblici emanate nel 2011 dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione.
Un obbligo di pubblicazione sul sito web delle amministrazioni pubbliche, rafforzato dal decreto legislativo n. 33, entrato in vigore il 20 aprile 2013, che oltre a riorganizzare l’intera disciplina riguardante la pubblicità, la trasparenza e la diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, ha aggiunti altri obblighi, assistiti da un sistema articolato di sanzioni, in caso di inadempimenti parziali o totali rispetto a quanto previsto nel decreto.
Lo scopo del legislatore è quello di attivare un efficace sistema di prevenzione e contrasto alla corruzione attraverso un più incisivo e diffuso tipo di controllo sociale ( accesso civico), inteso come accessibilità totale alle informazioni concernenti l’attività della pubbliche amministrazioni, per eliminare le aree di opacità nel loro operato, ma anche di realizzare una nuova cultura ed una nuova municipalità, consentendo ai cittadini di poter assumere un ruolo attivo, verificando direttamente, senza complicazioni e/o difficoltà burocratiche, il buon andamento della pubblica amministrazione. Di verificare finalmente direttamente in che modo vengono spese le risorse pubbliche e organizzati i servizi amministrativi.
Purtroppo, come era prevedibile ed evidente, la verifica effettuata sulla base dei 42 indicatori elaborati dal Ministero, ha evidenziato le tante inadempienze e i notevoli ritardi accumulati dal comune di Brindisi, che arranca vistosamente sul terreno della trasparenza, essendo riuscito a soddisfare solo 7 indicatori su 42 , con una percentuale di aderenza del 14.29% alle linee guida del Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione.
Un risultato assolutamente negativo, che lo colloca agli ultimi posti della classica della trasparenza dei comuni italiani. Una bocciatura solenne in materia di trasparenza.
Ma non credo che ci fosse qualcuno che si aspettasse un risultato diverso, considerata la carenza sul sito web dei molti dei dati richiesti, la mancata organizzazione delle informazioni esposte, che risultano spesso di non semplice percezione e accessibilità, quasi a testimoniare una certa riluttanza ad aprirsi nei confronti della città e dei cittadini.
Un risultato deludente , che diventa mortificante se confrontato con i 42 indicatori soddisfatti, su 42, da parte dall’amministrazione provinciale di Brindisi, retta da un commissario, che certifica la completa e corretta aderenza di quella amministrazione agli obblighi di trasparenza e informazione richiesti, ma anche la differente propensione al cittadino delle due Amministrazioni.
Non è dato sapere se è stata attivata qualche procedura sanzionatoria, né quali azioni intende mettere atto l’amministrazione comunale per rendere finalmente trasparente l’attività dell’amministrazione ed incentivare la partecipazione dei cittadini, adeguando il sito web a quanto richiesto dalla legge in termini di contenuti e di accessibilità.
E’ urgente, però, cambiare passo, per realizzare quella una nuova municipalità immaginata dal legislatore, rendendo effettiva quella attività di informazione e formazione dei cittadini sui meccanismi e sugli atti comunali principali, per mettere realmente al centro del proprio interesse la comunità amministrata, che leghi alcune forme di partecipazione del cittadino alle scelte comunali, in cui egli sia effettivamente protagonista.
Solo in questo modo, credo, si può tentare di ricostruire il senso civico dei cittadini, rifondare la relazione di fiducia fra cittadini e comune, restituire significatività alla capacità di rappresentanza della classe politica, in un clima di consapevolezza e concordia, per conseguire, attraverso la trasparenza e l’intelligibilità dei meccanismi, che regolano l’intervento della macchina amministrativa, non solo una vita pubblica di specchiata moralità, ma anche l’efficienza dei modi e dell’esercizio del potere (quello esecutivo e quello di controllo), come si conviene ad una compiuta e moderna democrazia. Di Enzo Albano

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