Brindisi:le mamme di “no al carbone” scrivono al commissario prefettizio della Provincia

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Brindisi:le mamme di “no al carbone” scrivono al commissario prefettizio della Provincia

Siamo le Mamme del Movimento No al Carbone, un gruppo di donne attivamente impegnate a Brindisi per la tutela della salute dei propri figli e di questo territorio così ingiustamente martoriato da anni
di sfruttamento industriale selvaggio.

Abbiamo appreso con grande preoccupazione che il Consorzio ASI ha chiesto di affidare la Piattaforma Polifunzionale alla multinazionale Termomeccanica spa e che è stato avviato il procedimento relativo
all’istanza di autorizzazione per riattivare il termodistruttore di rifiuti industriali speciali pericolosi e ampliare la discarica di rifiuti pericolosi nella zona industriale di Brindisi. In una conferenza stampa, tenuta il
27 marzo, il presidente dell’ASI, Marcello Rollo, afferma che nel suo ruolo egli è tenuto a fare ciò che sta facendo, ovvero attivare a Brindisi un inceneritore di rifiuti speciali, tossici, nocivi e sanitari che
potranno arrivare da ogni parte d’Italia e anche dall’estero.

Per questo ci rivolgiamo a lei che svolge un ruolo decisivo in questa vicenda ed è tenuto, da un lato al rilascio delle autorizzazioni in base alle valutazioni di impatto ambientale, dall’altro a salvaguardare i
cittadini nei loro interessi e nei loro diritti, tra i quali i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti alla salute e alla vita.

Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati da numerosi studi effetti avversi sulla salute. Fra questi ultimi si annoverano: incremento di
malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia. Ancor più numerose e
statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro: segnalati aumenti di cancro a fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta
l’associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Studi condotti in Francia ed in Italia hanno
evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile.

Nel caso di una riattivazione di un inceneritore nella zona industriale a ridosso della nostra città, queste prospettive per la popolazione brindisina si andrebbero ad inserire in un contesto già profondamente
segnato, se non marchiato, dalla presenza di malformazioni neonatali dovute inequivocabilmente alle industrie presenti a poche centinaia di metri dalla nostra città e a quelle che hanno chiuso e dismesso
gli impianti senza effettuare le necessarie bonifiche. Da ricerche condotte dal Dr Latini e dal Dr Rosati (rispettivamente Direttore e Dirigente medico della Divisione di Neonatologia dell’Ospedale Perrino) è
emerso, infatti, che tra il 2001 ed il 2008 a Brindisi su 7688 nascite si sono registrate 176 malattie congenite di diversa gravità, un dato addirittura parziale che non include quelle gravidanze interrotte proprio
a causa delle anomalie cardiache complesse che colpiscono i feti prima della nascita e che, secondo Rosati, potrebbero aggirarsi intorno al 50 percento. I neonati che presentano malformazioni alla
nascita a Brindisi sono il 17 per cento in più rispetto alla media europea, mentre quelli con malformazioni cardiovascolari superano addirittura la soglia record del 49 per cento.

Questi dati, ci teniamo a ripeterlo, si riferiscono ai bambini della nostra città, i nostri bambini.

A dicembre si sono conclusi inoltre i lavori del tavolo tecnico sull’ambiente istituito dal Comune di Brindisi che dava una volta per tutte concretezza scientifica alle paure di noi madri scrivendo, nero su
bianco, che non si può continuare a vivere su un sito così gravemente inquinato e che bisogna correre ai ripari, concludendo quindi che, non solo le emissioni industriali non devono aumentare, ma che esse
devono essere diminuite, perché l’allarme sulla salute è alto.

Poco ci tranquillizzano le dichiarazioni dell’ASI che l’impianto sarà dotato di filtri che ridurranno le sue emissioni del 30%, dato che comunque il restante 70% andrà ad aggravare il peso ormai insostenibile
delle emissioni inquinanti delle industrie presenti nel territorio di Brindisi a ridosso della città. È necessario sottolineare a tal proposito che non esistono filtri in grado di trattenere le cosiddette nanoparticelle
di dimensione compresa tra 2 e 100 nm: gli unici filtri in grado di trattenere queste particelle saranno le cellule dei nostri bambini!

Sulla base di queste considerazioni le chiediamo di non rilasciare autorizzazioni a questo mostro che si vuole attivare a Brindisi e di non prendersi questa grave responsabilità, vista anche la temporaneità e
straordinarietà della sua funzione, ma di essere responsabile verso le generazioni presenti e future di questa città.

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