Ostuni:Eccidio delle Fosse Ardeatine. Il ricordo del maggiore Ayroldi

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Ostuni:Eccidio delle Fosse Ardeatine. Il ricordo del maggiore Ayroldi

Un minuto di silenzio per commemorare l’eccidio delle “Fosse Ardeatine” e il sacrificio delle vittime pugliesi. Si è aperta così la mattinata organizzata dal Consiglio regionale della Puglia in memoria dei 335 italiani uccisi a Roma il 24 marzo 1944 dalla polizia tedesca come rappresaglia per l’attentato di via Rasella avvenuto il giorno precedente ad opera dei partigiani italiani.
Un ricordo a cui quest’anno si aggiunge quello dei fucilati a Forte Bravetta, 70 militari e partigiani, tutti legati alla resistenza romana, sacrificati dai nazisti durante i nove mesi dell’occupazione.
Alla cerimonia ha partecipato il vice-sindaco di Ostuni, Antonio Blasi, che ha sottolineato il coraggio e l’alto senso dello stato dimostrato dai caduti pugliesi, ricordando la figura del Maggiore ostunese Antonio Ayroldi. Ostuni ha onorato la memoria del migliore dei suoi figli – Antonio Ayroldi – trucidato dai nazisti il 24 marzo 1944 nelle Fosse Ardeatine, intitolando al suo nome una delle maggiori strade cittadine.
Ad affollare l’aula, i giovani del Parlamento degli studenti e gli studenti di alcune scuole pugliesi tra cui il Liceo Classico Calamo di Ostuni che ha approfondito la storia del Maggiore Ayroldi seguendo un PON e realizzando un filmato. Dopo aver assistito alla cerimonia di Bari i ragazzi parteciperanno anche alla manifestazione in programma a Roma il 24 marzo prossimo.
Il presidente del Consiglio ha annunciato per l’anno prossimo la pubblicazione di un volume tematico per gli studenti, che sarà realizzato a cura della Biblioteca del Consiglio e dell’Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea. Allo stesso direttore dell’Ipsaic, Vito Antonio Leuzzi il compito di ricostruire alcuni episodi legati all’eccidio, ricordando alcune delle figure più rappresentative, tra cui don Pietro Pappagallo e il professore di filosofia Gioacchino Gesmundo di Terlizzi, il cantante lirico foggiano Nicola Stame, il maggiore dell’esercito Antonio Ayroldi di Ostuni, il capitano di Cavalleria Manfredi Azzarita di origini molfettesi.
Alla cerimonia hanno partecipato i capigruppo e i consiglieri regionali che, insieme alle autorità civili e militari, ai rappresentanti dei Corpi dello Stato, delle istituzioni e delle amministrazioni comunali d’origine dei caduti (Ostuni, Andria, Maglie, Terlizzi), hanno voluto testimoniare l’importanza della memoria e della condivisione.

IL MAGGIORE ANTONIO AYROLDI
Nato a Ostuni (Brindisi) il 10 settembre 1906, fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, maggiore dell’Esercito, Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

Nel 1925 Ayroldi era entrato nell’Esercito a Roma, come allievo sottufficiale dell’8° reggimento del Genio, specialità telegrafisti. L’anno dopo guadagnò la prima promozione, a caporale. Fece rapidamente carriera e nel 1933 divenne tenente. Quando scoppiò la guerra, fu inviato in Libia, e impiegato nel Comando del XX Corpo d’armata. Dal febbraio del ‘41 al dicembre del ‘42 partecipò alle operazioni di guerra in Africa settentrionale, meritando sul fronte la Croce al valor militare italiana e la Croce di ferro tedesca. Proprio in Africa maturarono le sue convinzioni antifasciste, come testimoniano le lettere alla famiglia.
Rientrato a Roma allo Stato maggiore, dopo l’8 settembre del ‘43, nonostante i bandi tedeschi e italiani, non si arruolò nell’esercito della Repubblica Sociale e si nascose per qualche settimana nella clinica “Bianca Maria”. A novembre entrò nella banda militare comandata dal colonnello Ezio De Michelis, che faceva parte del Fronte clandestino di Montezemolo. Il suo ruolo era importante: organizzò una rete di informazioni nella Capitale, teneva i collegamenti con le bande dei Castelli e del Lazio Sud, trasportava documenti e carichi di armi e munizioni.
Ricercato dalla polizia, il 2 marzo del ’44 Antonio Ayroldi fu arrestato dai tedeschi con altri partigiani e rinchiuso nel carcere di via Tasso, nella cella n. 11. Il 24 marzo fu fucilato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine. Dopo la Liberazione è stato decorato “alla memoria”.

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