Brindisi: Autorità Portuale: Ecco il progetto ten ecoport.

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inserito da il 8 marzo Print

Ottenere la certificazione PERS (Port Environmental Review System), in sede ESPO (European Sea Ports Organization), è il principale obiettivo presentato dall’Autorità portuale di Brindisi nel corso di un seminario – benchmarking che si è svolto a Bar (Montenegro), ad inizio mese, nell’ambito del progetto internazionale TEN ECOPORT. L’Ente portuale brindisino è impegnato in prima linea nell’iniziativa comunitaria TEN ECOPORT che punta a definire regole comuni per la gestione ambientale degli scali nelle aree del Mar Adriatico, del Mar Ionio e del Mar Nero e per lo sviluppo dei traffici marittimi di queste zone. Il progetto è finanziato con 2,3 milioni di euro dall’Autorità di gestione del Programma Sud-Est Europa (See), che ha l’obiettivo di migliorare l’integrazione territoriale, economica e sociale dei 16 Paesi partecipanti. Nel corso del seminario, ogni partner ha illustrato il proprio porto, le relative esigenze ed infine la tematica ambientale individuata.

Il dottor Giuseppe Labbruzzo, referente dell’Autorità portuale di Brindisi, nel suo intervento ha sottolineato l’importanza delle politiche ambientali per promuovere lo sviluppo futuro del porto sia da un punto di vista sociale (riduzione dell’inquinamento e dei relativi costi ambientali) che per quello strategico (migliore qualità della vita e sviluppo del turismo). A tal fine, seguendo le linee guida dettate dal Presidente, Professor Hercules Haralambides, l’Ente portuale brindisino ha sviluppato un progetto (air pollution) per contribuire a ridurre i livelli di inquinamento nell’area di Costa Morena, mediante l’elaborazione di un sistema di gestione ambientale conforme ai requisiti ISO 14001/2004. Tra gli obiettivi operativi, si segnalano: determinazione degli impatti ambientali, individuazione di una procedura di valutazione e previsione di un apposito registro, definizione di indicatori ambientali misurabili, periodica revisione del sistema di gestione ambientale. Il tutto attraverso studi, analisi degli impatti ambientali mediante collaborazioni con l’ARPA e le Università, rapporti tecnici, utilizzo – o piuttosto riutilizzo – delle centraline fisse per il monitoraggio della polverosità già installate a Costa Morena, campionamenti periodici, campagne informative.

 

 

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