Brindisi: il Bilancio dell’Amministrazione Consales a 10 mesi dall’insediamento

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Siamo molto vicini alla scadenza di dieci mesi di governo della città di Brindisi e gli ultimi accadimenti verificatisi all’interno della maggioranza ci consentono di tracciare un primo sommario bilancio dell’attività svolta. Una mera elencazione delle realizzazioni portate e termine, così delle più importanti questioni messe in cantiere, servirebbe a poco e comunque non darebbe una esatta dimensione della portata del lavoro che siamo stati chiamati a svolgere durante tutto questo periodo.

In realtà, ci siamo trovati a dover amministrare una città alle prese con i problemi derivanti da una lunga gestione commissariale che, al di là dell’impegno con cui è stata affrontata da commissario e subcommissari, ha fortemente condizionato la vita della nostra città. Partiamo dal bilancio. Un documento contabile impreciso sul piano formale, ma privo anche di un’anima e soprattutto orfano di scelte politiche tendenti ad indirizzare l’operato amministrativo verso un futuro diverso e più ambizioso.

Impreciso perché gonfiato con voci attive di fatto assai difficilmente concretizzabili, a partire da crediti ormai non più esigibili e tributi determinati in aumento solo sulla carta, visto che non erano stati prodotti gli atti correlati a maggiori richieste impositive. E poi i tanti milioni di euro versati spontaneamente dalla gestione commissariale presso la Cassa Depositi e Prestiti, proprio alla vigilia delle elezioni, per fronteggiare due enormi debiti fuori bilancio che si trascinavano ormai da tempo. Troppo semplice scaricare sulla nuova maggioranza e sui nuovi amministratori il peso di scelte compiute senza tenere presenti in alcun modo le esigenze del giorno dopo. Ne è scaturito che dopo solo un mese dal nostro arrivo a Palazzo di Città abbiamo dovuto fronteggiare la necessità di raggranellare il denaro necessario quantomeno a pagare gli stipendi ai dipendenti comunali. E non meno grave era la situazione dei tanti fornitori che aspettavano il saldo delle proprie spettanze ed a cui siamo stati chiamati a fornire risposte rassicuranti per evitare la paralisi dei servizi.

E risponde alla stessa logica anche la scelta della gestione commissariale di non decidere su questioni di scottante attualità. Un esempio lampante: il dormitorio di via Provinciale San Vito. Per lunghi sette anni il governo della città, così come quello commissariale, hanno fatto finta di non vedere e di non sapere. Il tutto, mentre circa centocinquanta esseri umani immigrati vivevano in una struttura inagibile, con un alto rischio di incidente a causa di fili elettrici immersi nell’acqua, in condizioni igienico-sanitarie disastrose, alla presenza di centinaia di topi che albergavano nei materassi e soprattutto in una indecente condizione di promiscuità. Sono stato proprio io, in campagna elettorale, a porre il problema in maniera drammatica ed eclatante recandomi sul posto e stazionando davanti ai cancelli dove convocai una conferenza stampa per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su questo dramma.

Fui accusato di voler strumentalizzare il problema e qualcuno, nelle segrete stanze dove si parla a telecamere spente, mi disse che sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano, “tanto si è fatto sempre così in questa città”. Il commissario, però, decise di emettere una ordinanza di sgombero che però non ha fatto eseguire.

A dispetto di tante Cassandre, però, le elezioni le abbiamo vinte noi e quindi ci siamo assunti onori e soprattuto l’onere di decidere e di trovare soluzioni ai problemi. Sul dormitorio abbiamo convocato una grande conferenza di servizi proprio allo scopo di stabilire cosa fare. Abbiamo trovato tante disponibilità, ma anche tante porte sbattute in faccia ed alla fine abbiamo deciso di fare da soli, mettendo mano alle asfittiche casse comunali e stabilendo che mai più Brindisi avrebbe permesso che si trattassero esseri umani peggio delle bestie pur di non porre delle regole precise sulla organizzazione delle iniziative umanitarie, a partire dall’ospitalità e dal dormitorio. Senza nascondere la testa sotto la sabbia posso dire che non è stato facile individuare la soluzione migliore. Per eseguire i lavori nella struttura di via Provinciale San Vito era necessario individuare una struttura provvisoria. Avevamo inizialmente pensato ad una tendopoli ma la stagione invernale non ci ha permesso di andare avanti in questa direzione. Alla fine abbiamo utilizzato un edificio scolatico del rione Perrino che qualche anno addietro era stato ristrutturato per poi essere chiuso in quanto non c’è richiesta di classi. Lavori eseguiti talmente male (ovviamente nessuno se ne era mai accorto negli anni scorsi) da aver richiesto un nostro ulteriore intervento di ripristino risultato addirittura insufficiente se è vero che l’altra sera si è sfiorato il peggio per il crollo di un solaio. Questo è ciò che è accaduto negli anni scorsi nella nostra città. oggi per fortuna il problema dormitorio sta per concludersi ed io mi sento di dire un grazie al Prefetto di Brindisi, alle forze dell’ordine, alla Caritas, alle Nazioni unite ed agli uffici comunali, a partire dalla Protezione Civile, dalla Polizia Municipale, dai servizi sociali e dall’ufficio tecnico. Quelli passati, come dicevo, sono stati anni delle grandi e piccole incompiute. Qualche esempio? Un palasport a Tuturano pressocché pronto da anni ma mai ultimato e inaugurato, un campo di calcio nel rione San Paolo realizzato e inagibile sin dal primo giorno, opere di urbanizzazione promesse e mai realizzate, strutture costruite con fondi pubblici senza avere la minima idea di come gestirle e di cosa farne. Potrei proseguire a lungo, citando finanziamenti persi nel nulla, progetti realizzati, lautamente retribuiti ai progettisti per opere mai portate a termine, strutture pubbliche gestite in maniera indecente (a partire dai due cimiteri comunali dove la nostra amministrazione è intervenuta a gambe unite per ripristinare legalità e rispetto delle regole), servizi essenziali come la raccolta dei rifiuti e la gestione del ciclo dei rifiuti privi di una seria politica di intervento e di scelte lungimiranti. Un problema, quello della mancata adozione di scelte coraggiose, che ci ritroviamo a dover affrontare tutti i giorni per restituire efficienza e piena legalità a tanti settori della vita cittadina. Anche qui un solo esempio: il Lungomare Regina Margherita. Un finanziamento importante per rifare il look ad una delle parti più belle della nostra città senza aver voluto decidere se consegnarlo ai cittadini ed ai turisti in transito oppure riproporlo come una semplice arteria di collegamento automobilistico al cui interno collocare qualche tavolino dover far gustare una pizza o un caffè sotto gli effetti inquinanti dei tubi di scappamento delle auto. Certo, scegliere di cambiare radicalmente il suo futuro non è stato semplice perché ci siamo fatti qualche nemico. Ma la città viene prima di amici e di meri calcoli elettorali e quindi abbiamo agito di conseguenza. Oggi siamo pronti a riconsegnare il lungomare ai brindisini, nel prossimo mese di maggio, e siamo certi che sarà proprio questo uno dei posti più attrattivi della Puglia, a beneficio anche di chi tanto ci ha contestato negli ultimi mesi. Il futuro immediato parla di un avvio dei lavori anche in via del Mare e nel primo step di piazzale Lenio Flacco, eseguendo progetti della precedente amministrazione, ma con scelte caratterizzanti che ci apprestiamo a compiere noi sulla scorta dell’idea di città che vogliamo portare avanti.

In questi giorni, poi, siamo impegnati a concretizzare un altro passo in avanti importante compiuto in direzione dell’approvazione del Piano urbanistico generale della città, finalmente in sinergia con l’Autorità Portuale per farlo viaggiare di pari passo con il Piano regolatore del porto. Abbiamo fatto anche tanta strada in direzione del varo di un ambizioso Piano della costa e ormai non è più solo un sogno il fatto di poter far nascere sul litorale a nord della città decine di nuovi stabilmenti balneari e di aree pubbliche attrezzate per la balneazione. Con le forze armate, a partire dalla Marina Militare, così come dai reponsabili dei vari uffici demaniali, stiamo formalizzando finalmente (dopo anni di trattative stagnanti) la restituzione alla città di vecchi edifici militari situati sulla costa, così come del Monumento al Marinaio e del cosiddetto “deposito catene” che, una volta in nostro possesso, ci consentirà di realizzare il più bel giardino pubblico sul mare del porto interno, abbattendo il muro di cinta e valorizzando tutta l’area circostante. Abbiamo guardato con grande interesse anche al progetto delle precedenti amministrazioni sulla città d’acqua – ma che brutto questo nome……acqua è quella che piove da cielo, quella che scorre dai rubinetti. Ma la nostra, invece, è acqua di mare. Di un mare che rappresenta il nostro splendido passato così una concreta speranza per il futuro. Ed allora chiamiamola “Città di mare”, senza timore di osare in questa direzione, pensando che tutto è realmente possibile se solo lo si vuole con determinazione e senza anteporre interessi di pochi ai sogni ed alle speranze di una intera città.

La “Città di mare” non deve essere in contrasto con una qualificata presenza di impianti industriali sul territorio. Insomma, non serve la politica del “no” che tanti spazi ha trovato anche in questa assise negli anni scorsi. Occorre, invece, una politica consapevole di ciò che vogliamo realmente e soprattutto del fatto che le regole esistono e vanno rispettate. Noi abbiamo intrapreso, su precisa volontà di chi vi parla, proprio questa strada. Chiunque vorrà proporre nuovi investimenti così come progetti di trasformazione di impianti esistenti, dovrà farlo alla luce del sole, confrontandosi con tutte le forze politiche presenti in consiglio. Lo abbiamo fatto con Edipower e ci apprestiamo a farlo anche per altro nelle prossime settimane. Se si fosse agito in questo modo anche in passato forse oggi non ci ritroveremmo a discutere ancora, dopo dieci anni, di rigassificatore così come non ci ritroveremmo a dover prendere atto che proprio in questi ultimi anni sono sorti (molto in sordina a dire il vero) nuovi impianti a rischio ambientale o a rischio di incidente rilevante. Anni in cui il territorio non ha saputo sbrogliare il complesso problema delle bonifiche ed anche quella manciata di decine di milioni di euro che erano stati stanziati per i primi interventi sono scomparsi nel silenzio generale. Oggi posso dire con fierezza che finalmente qualcosa si muove e che i nostri contatti con il Ministero dell’Ambiente stanno per produrre i primi risultati importanti. Stiamo provando, d’intesa con il Consorzio ASi e con l’Autorità Portuale, a migliorare l’infrastrutturazione della zona industriale ed i collegamenti con la rete ferroviaria. Non è facile, soprattutto perchè partiamo da decine di milioni di euro persi per progetti elaborati fuori tempo massimo ed anche scarsamente interessanti dal punto di vista strategico. Un esempio è rappresentato da un nodo ferroviario per collegare il porto con la stazione di Tuturano. La gara è stata svolta, gli espropri già pagati ed eseguiti, i progetti già saldati, salvo scoprire che adesso quell’opera non serve più. Ecco perché inseguiamo da mesi un ulteriore finanziamento per deviare quel tratto ferroviario e collegarlo alla rete nazionale.

Sempre in questi mesi abbiamo attuato il più importante recupero di tassazione mai attuato nella storia di questa città. Mi riferisco ai 23 milioni di euro di Ici e di Imu versati dall’Enel dopo i nostri accertamenti, per giunta senza fare ricorso a soluzioni sospette e incredibilmente dispendiose come quella che porta il nome “InfoTirrenia”. Una somma grazie alla quale in extremis abbiamo evitato un incredibile sforamento di diciotto milioni di euro del Patto di stabilità che avrebbe distrutto per anni ed anni ogni ipotesi di governo e di amministrazione di questa città. E sempre grazie a questo intervento abbiamo sistemato tanti buchi che abbiamo trovato nel bilancio, così come saremo in grado di assicurare servizi essenziali anche quest’anno, nonostante i tagli di trasferimenti statali.

Certo, avremmo potuto fare ancora di più se non avessimo scoperto un altro regalo che ci arriva dal recente passato amministrativo di questa città. Mi riferisco ad accordi sottoscritti e poi non onorati come quello con l’Università del Salento (che richiederà un imprevisto esborso milionario), così come quello con la Brindisi Multiservizi per la gestione del Parco Di Giulio. Debiti fuori bilancio che non trovano alcuna giustificazione e che noi, con grande senso di responsabilità, stiamo affrontando in maniera risolutiva.

Lo stesso approccio che stiamo avendo per sistemare situazioni drammatiche od anche semplicemente senza aver costruito prospettive positive come quelle delle società Brindisi Multiservizi, dell’Energeko, dell’Azienda Farmaceutica e della società del porticciolo “Bocca di Puglia”.

Potrei proseguire a lungo in questa direzione, ricordando gli sforzi che stiamo compiendo, tra mille ostacoli di ogni tipo, in direzione di un efficientamento della macchina amministrativa. Ma può bastare così.

In un contesto così articolato, dieci mesi di governo di questa città sono sembrati una eternità, avendo peraltro dedicato venti ore al giorno della mia vita, senza mai perdere di vista il contatto diretto con i cittadini alle cui sollecitazioni ho cercato di rispondere con ogni mezzo.

Per far questo, molte volte non ho potuto fare a meno di svolgere le mansioni del sindaco decisionista. Forse è stato un errore, come molti altri che certamente posso aver commesso in totale buona fede, come mi auguro potrà stabilire l’Autorità giudiziaria che sta indagando sul mio conto. Decidere in fretta e spesso da solo, però, ha risolto tanti problemi ma ha creato qualche tensione all’interno della maggioranza. Il tutto, insieme ad un collegamento non sempre perfetto tra un Esecutivo giovane ed in parte inesperto e i gruppi consiliari. La colpa non è di nessuno di loro. Il comandante della nave sono io e mi assumo per intero ogni responsabilità. L’ho fatto anche quando ho difeso a spada tratta scelte indifendibili assunte da colleghi di giunta pur di mantenere inalterato lo spirito di squadra. Non mi aspettavo un grazie ed in effetti spesso non l’ho neanche ricevuto. Una squadra che ho modificato in corso d’opera e che adesso vanta presenze qualificate che vanno ad aggiungersi a uomini e donne più esperti. Consentitemi, però, un passo indietro per ringraziare una persona che non è più al mio fianco. Si tratta di Dolores Fiorentino che ha lavorato bene ma che ha pagato personalmente per colpe non sue perché la politica, al di là di ipocrisie che non mi appartengono, è fatta anche di numeri e del rispetto di patti che qualcuno non ha onorato per suo conto, non dando consistenza al suo inesistente gruppo consiliare. Mi auguro di incontrare Dolores in altre occasioni, e forse con altri ruoli che ne valorizzino le sue capacità umane e professionali.

La verifica politica, quindi, si è resa necessaria per ricollegare l’azione della Giunta con quella dei gruppi consiliari di maggioranza, così come mettere a punto l’Esecutivo dopo una prima fase di rodaggio. E sempre con la stessa onestà intellettuale non nascondo che questo “pit stop” è servito anche a ricucire qualche strappo tra le singole forze politiche e in particolare tra i gruppi di Udc, Noi Centro e del Partito Democratico. Due culture diverse, due diversi approcci ai problemi della città, ma con la comune volontà di dare un governo a Brindisi sicuro, efficace e duraturo. Il compito di fare sintesi è stato affidato al sindaco il quale ci è riuscito in novanta casi su cento ma che ad un certo punto ha dovuto tirare il freno per consentire una messa a punto in vista di scelte ancora più difficili e importanti. Certo, non sono mancati problemi legati ad ambizioni personali così come differenze caratteriali, ma questa maggioranza ha trovato la forza per ricompattarsi e per proseguire il suo cammino, nell’interesse dei cittadini che non ne possono più di un precariato della politica che tanti danni ha già prodotto in passato.

E suscita addirittura ilarità la lettura che qualche bontempone ha fatto del risultato elettorale delle Politiche dove il Movimento cinque stelle è risultato il primo partito della città. Non sottovaluto nessuno, ma se centro destra e centro sinistra a livello nazionale avessero eliminato questa ridicola legge elettorale e se ognuno avesse potuto chiedere il voto mettendo la propria faccia sicuramente la lotta sarebbe tornata tra i due schieramenti tradizionali, lasciando i grillini a litigare ancora sul possesso di una password per accedere alla pagina di Brindisi di un sito internet del partito del comico genovese. Il sindaco di Brindisi e la sua maggioranza saranno pronti a confrontarsi con gli elettori quando questo sarà necessario ed opportuno che accada. Diversamente, ci venga consentito di governare Brindisi con la stessa tranquillità e libertà di azione che è stata concessa al precedente governo della città. Noi siamo pronti a farlo con coraggio, con onestà intellettuale ed anche con la consapevolezza che qualche errore di percorso sarà ampiamente ricompensato da un radicale cambiamento del sistema di governo della città rispetto ad un passato che ben pochi segni del suo cammino è riuscito a lasciare per strada.

 

 

dr.ssa Pamela Spinelli – Staff sindaco di Brindisi

 

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