Ostuni Il Sindaco sui tagli cesarei: “Percentuali preoccupanti”

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inserito da il 31 gennaio Print

Il Sindaco di Ostuni, Domenico Tanzarella, ha scritto una lettera al direttore generale della Asl di Brindisi, Paola Ciannamea e al direttore sanitario dell’Ospedale di Ostuni, Cataldo Saracino. Argomento della missiva le elevate percentuali di parti cesarei presso il presidio ospedaliero di Ostuni anche in riferimento ai dati allarmanti diffusi nei giorni scorsi dal Ministero della salute.
“Leggo sul Corriere della Sera del 19 gennaio scorso” scrive il Sindaco “che il 43% dei parti cesarei avvenuti in Italia sono impropri. Il dato emerge da un rapporto preliminare del Ministero della Salute che ha anche evidenziato che la metà degli interventi di primo cesareo non sono giustificati rispetto alla documentazione raccolta dai Nas. Visto che nel 2011 la percentuale dei parti cesarei effettuati presso l’U.O. di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Civile di Ostuni era dell’83%, le confesso che sono molto preoccupato per il fatto che ad Ostuni, si possa configurare l’ipotesi di “diagnosi non appropriata” così come paventato dai Nas al termine delle attività di indagine”.
Il sindaco di Ostuni conclude la lettera con una esplicita richiesta ai dirigenti della Asl. “Le chiedo se i dati allarmanti raccolti nel 2011 siano stati confermati nel 2012 e se la direzione generale abbia avviato una indagine interna per capire le ragioni di questi numeri che lasciano spazio a pochi dubbi. Mi auguro che dietro queste percentuali non ci siano motivazioni poco nobili che sicuramente nulla hanno a che vedere con la tutela della salute dei cittadini e con una sanità efficiente”.
I dati, in particolare quelli che emergono dall’ottavo Rapporto Cedap/Analisi dell’evento nascita (il certificato di assistenza al parto) pubblicato dal Ministero della Salute a maggio 2012, ripropongono alcune criticità che erano già state individuate nelle “Linee guida per i Punti Nascita 2010-2012” e che hanno costituito la base per la riorganizzazione pugliese della rete dei punti nascita nel piano sanitario regionale.
L’altra criticità emersa dai dati CeDap riguarda l’eccessivo ricorso in Italia ai tagli cesarei (38%), con differenze sostanziali fra strutture pubbliche (che effettuano tagli cesarei nel 35% dei casi) e strutture private (58,3%), e fra le diverse regioni.

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