Salvatore Valentino (PD) : Mozione unioni civili , ultimo atto

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Dopo un lungo rinvio dovuto da un lato alla necessità di apportare alcune integrazioni di carattere legale al testo originario dall’altro alla necessità di dare precedenza in assise ad argomenti di maggiore urgenza la mozione presentata dal PD finalizzata all’istituzione nella nostra città di un “Registro delle unioni civili” è finalmente pronta per essere discussa nel prossimo consiglio comunale. Prima di aprire il dibattito in aula vorremmo chiarire ai consiglieri ed alla cittadinanza tutta alcuni aspetti che probabilmente non sono stati ben compresi e che hanno generato e continuano a generare equivoci e posizioni preconcette.

La nostra “scandalosa” iniziativa nasce dalla constatazione che la famiglia italiana e di conseguenza brindisina è cambiata negli ultimi decenni e non si identifica più totalmente con la classica famiglia patriarcale. I dati del CENSIS confermano che negli ultimi 30 anni i matrimoni tradizionali si sono ridotti di oltre il 50% (passando da 420.000 a meno di 200.000 l’anno). Le famiglie di fatto in Italia sono oggi 900.000 circa con 739.000 figli fuori dal matrimonio. Le famiglie con un solo genitore sono 345.000 circa. Gli omosessuali secondo proiezione dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) oscillano tra l’1,5% ed il 4% della popolazione mondiale, per cui anche volendo applicare alla nostra città l’aliquota più bassa si conterebbero a Brindisi non meno di 1000 persone con un orientamento sessuale diverso dai canoni tradizionali. Tutelare i diritti e la dignità di queste minoranze è un dovere morale dello Stato e da ultimo del Comune che dello Stato è l’espressione più prossima alla gente.

L’approvazione del registro non aprirebbe la strada, come qualcuno erroneamente pensa, alla celebrazione di matrimoni omosessuali a palazzo Nervegna. Per far ciò occorre una Legge di carattere nazionale come esiste in maniera articolata in Spagna od in Olanda. Il Registro impegnerebbe invece il Comune limitatamente alla sfera di sua competenza. In particolare le coppie di fatto verrebbero equiparate alle coppie tradizionali in merito alla possibilità di richiedere un alloggio popolare, di poter subentrare nell’alloggio popolare stesso in caso di decesso del convivente, di poter ottenere un’integrazione economica al pagamento dei canoni d’affitto in casi di documentata indigenza, alla possibilità che l’anagrafe comunale certifichi l’unione di fatto per finalità mediche (consultazione in caso di donazione d’organi, informazioni sullo stato di salute del convivente ecc.). In sostanza col registro non si va a stravolgere la morale della nostra città ma si vanno a tutelare i diritti e la dignità di una minoranza che costituisce comunque un aspetto non marginale della grande famiglia brindisina.

Diversi consiglieri e cittadini comuni ci hanno infine criticato argomentando che esistono in città problemi più importanti di cui dibattere. Indubbiamente l’abolizione della Provincia è un argomento più attuale e pregnante. Come ancora più attuali sono la possibile cancellazione di alcune facoltà universitarie, la crescente microcriminalità, il preoccupante inquinamento ambientale, la drammatica crisi occupazionale. Ciò non toglie che l’assise comunale ha comunque dibattuto per lunghe ore negli ultimi anni sulle “deiezioni canine in città” paventando l’internazione punitiva dei poveri animali nel canile municipale a spese dei proprietari, sull’”insudiciamento provocato dai piccioni sulle chianche di Apricena che pavimentano i corsi”, sull’incomprensibile oneroso acquisto di ruderi ormai crollati quali l’ex-Estoril. Partendo da queste premesse ci sembra pertanto corretto dibattere anche di diritti civili. Questo perchè le lancette della storia non possono essere riportate indietro per cui se la società si modifica lentamente è necessario prenderne atto tutelando i diritti delle minoranze che si vengono a formare. A meno che, analogamente ai talebani, si consideri questa condizione umana non come una variabile prevista in natura ma come un vizio da condannare sempre e comunque .

Brindisi è ancora candidata a “Capitale europea della cultura 2019” ed avanza ulteriori candidature a “Capitale dell’antimafia” ed a “Capitale europea dello Sport”. La nostra classe politica darebbe a nostro giudizio un bel segnale del conseguito livello culturale europeo se approvasse questa mozione aprendo una nuova stagione di civiltà per il nostro territorio. In alternativa, disconoscendo i diritti delle coppie di fatto, si avvalorerebbe la constatazione non solo geografica che Tunisi sia a noi molto più vicina di quanto non lo sia Amsterdam.  

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