Marco Rizzo : “Brindisi capitale d’Italia? No, alcuni vorrebbero che fossimo conosciuti solo come Brindisi capitale del contrabbando”

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“Noi brindisini siamo strani. In un periodo cosi confuso, come quello che stiamo vivendo adesso per il riordino delle Province, anziché cercare e porre al vaglio delle amministrazioni, tutte le soluzioni possibili per tentare di salvare Brindisi capoluogo, cosa facciamo? Screditiamo una delle note liete che ha visto protagonista questa città, ossia quella di potersi fregiare del titolo di Capitale d’Italia. Si fa una vera e propria opera di demonizzazione. Brindisi Capitale d’Italia, sembra essere qualcosa avente addirittura accezione negativa. In fondo, per i detrattori, Brindisi è diventata capitale del Regno d’Italia, solo per la fuga del re, non per altri motivi. Anzi rincariamo la dose, tanto che ci siamo, Brindisi è stata la seconda o terza opzione dopo la Sicilia e Bari, visto che nell’attuale capoluogo pugliese erano presenti le truppe tedesche. Il 10 Settembre del ’43, il Re Vittorio Emanuele III però, direttamente da Radio Bari, fece testuali dichiarazioni: “Italiani, per la salvezza della Capitale e per poter pienamente assolvere i miei doveri di Re, col Governo e con le Autorità Militari, mi sono trasferito in altro punto del sacro e libero suolo nazionale”. Il ‘punto sacro’, era proprio la città di Brindisi e con lui si trasferì anche il maresciallo Badoglio, colui che guidava il governo del Regno del Sud. La vera forzatura è dire che Brindisi non fosse un punto nevralgico di quella parte di storia italiana. A Brindisi, si riunivano i maggiori esponenti delle forze alleate, che volevano convincere Badoglio a perfezionare l’armistizio corto in armistizio lungo. Checchè se ne dica quindi, Brindisi, ha contato e non poco nella costituzione di quella che poi sarebbe stata la repubblica italiana.
Tornando a noi brindisini, non si capisce affatto per quale motivo, la storia debba essere mistificata. A questo punto, visto che tutti possiamo ergerci a storici studiando ciò che è stato il nostro passato e visto che ciò che avviene in terra brindisina è degno di essere distrutto, diciamo anche che il poeta Publio Virgilio Marone è morto a Brindisi solo perchè si sentì male di ritorno da un viaggio in Grecia. Mai altrimenti, avrebbe pensato di fermarsi nella nostra città per visitarla. Quindi cosa teniamo a fare una targa commemorativa su quella che fu la casa in cui spirò il poeta romano? Questa città ha un grosso problema: non si agisce mai all’unisono per cercare di elevarla e mettere in risalto tutto ciò che ha di buono. Ma forse, demonizzando il fatto che siamo stati capitale d’Italia, si preferisce che Brindisi venga ricordata dai posteri come terra di tangentopoli oppure come Capitale del contrabbando. Quello si che ci fa onore. Magari se proponessimo in Parlamento un emendamento ‘salva Brindisi’, con questa motivazione, lo approverebbero di corsa. E’ stato squallido sentire i mezzi di informazione, dopo il tragico attentato del Morvillo, parlare di Brindisi solo e quasi esclusivamente come terra del contrabbando e della S.C.U. Voi tenetevi tutto questo, io e molti giovani come me invece, preferiamo essere conosciuti come cittadini di Brindisi, già capitale d’Italia”.

 

MARCO RIZZO CITTADINO DI BRINDISI E MEMBRO DI ‘STUDICENTRO’

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