Oltre le Province: considerazioni sull’assistenza ospedaliera nella Regione Puglia alla luce della Bozza Decreto del Ministero della Salute

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Già negli anni e nei mesi scorsi, la Professione Medica, con le proprie organizzazioni ordinistiche e sindacali, ha denunciato con forza che nella Regione Puglia i Piani di Riordino della rete ospedaliera (con la riduzione del numero degli ospedali e dei p.l./1000 ab) non hanno portato ad una riqualificazione dell’assistenza ospedaliera e sanitaria in generale, perché nei fatti sono state disattivate solo piccole e spesso fatiscenti strutture con relativi posti letto, senza tenere in debito conto che l’efficienza degli ospedali va perseguita e valutata su ben definiti requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi. Al contempo salvo poche eccezioni (rari ospedali di comunità, etc) non vi è stato il contemporaneo potenziamento della medicina del territorio, in termini di risorse umane e materiali e modalità organizzative.
La Bozza Decreto del Ministero della Salute “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera “, pur con una insufficiente rivisitazione complessiva dei requisiti organizzativi (ovvero la definizione dei modelli organizzativi con relative dotazioni organiche), ribadisce con chiarezza che la programmazione dell’assistenza ospedaliera va fatta in riferimento ai “bacini di utenza per dimensionare strutture della rete pubblica e privata” , sulla base di ben definiti requisiti strutturali e tecnologici e organizzativi, con una attenta valutazione dei volumi di attività e degli esiti assistenziali.
Si impone pertanto la ridefinizione della DGR n 1110 del 05/06/2012 in merito al riordino della rete ospedaliera della Regione Puglia, ridefinendo la classificazione degli ospedali e delle discipline con relativi posti letto in un’ottica di ampi bacini di utenza che superino la logica delle singole Aziende Sanitarie su basi provinciali.
Lo stesso dibattito sul nuovo assetto delle Province rischia di condizionare negativamente la programmazione sanitaria, che va fatta prioritariamente su Aree geografiche con bacini dimensionati in 1,2-2,0 milioni di abitanti e quindi articolata su unioni territoriali di 150- 300 mila utenti, definiti su criteri epidemiologici, demografici e sociali (con particolare attenzione alla viabilità ed accessibilità delle strutture).
In tale programmazione si impone l’urgenza di superare l’obsolescenza delle strutture ospedaliere con un rinnovato impegno alla realizzazione delle nuove strutture ospedaliere per perseguire efficienza ed efficacia, qualità e sicurezza delle cure.
La professione medica con le sue organizzazioni ordinistiche dichiara la propria disponibilità a collaborare al superamento delle attuali criticità assistenziali mediante un continuo e serrato confronto, con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e dei cittadini, per un Servizio Sanitario Regionale che ponga al centro la cura dei pazienti e la dignità della persona.

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