Rizzo, sindaco di San Pietro Vernotico: ” Provincia ultimo atto”

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Rizzo, sindaco di San Pietro Vernotico: ” Provincia ultimo atto”

Nutro profondo rispetto per tutti i Sindaci che hanno partecipato all’incontro tenutosi questa mattina a seguito di “convocazione” effettuata dal Sindaco Consales, ma non posso sposare e sottoscrivere un documento contrario allo spirito delle delibera consiliare adottata dal Comune di San Pietro V.co, al dettato normativo e, ritengo, alla esigenza di chiarezza nei confronti dei cittadini.

Non ho sbagliato ad individuare le colpe di chi non ha avuto la capacità di gestire un momento così delicato e difficile per ottimizzare le ricadute positive (poche o molte che siano) derivanti da un provvedimento oggettivamente negativo e disastroso. Premesso tanto, e rilevato che l’auspicio riportato nell’atto (grande Salento o provincia Jonico-Salentina) odiernamente sottoscritto dagli altri Sindaci (ad eccezione del sottoscritto e dei Sindaci di Erchie, Torre S.S. e Fasano) era già presente nella delibera redatta, adottata e votata dalla sola maggioranza in consiglio comunale in San Pietro v.co (con l’aggiunta del PDL), non è vero che San Pietro V.co (come gli altri comuni che già sono stati inseriti tra quelli inseriti nella Provincia di Lecce) ha assunto l’iniziativa perché costretto dalla Legge: ha così deciso perché altri (Consales, Ferrarese ed alcuni Sindaci) intendevano effettuare accorpamenti contrari alle radici ed a quelle affinità storiche, civiche economiche e culturali del territorio. In buona sostanza le nostre motivazioni, ieri censurate, diverranno il motivo comune di tutti i deliberati dei Consigli Comunali di quasi tutti i Sindaci della Provincia (Brindisi in testa, ad eccezione probabilmente di Ostuni, Villa Castelli e Cisternino) che, da oggi in poi, chiederanno di far parte della Provincia di Lecce. Non siamo stati noi ad avere una visione distorta dal decreto legge poi convertito in agosto, sono stati altri a chiederci di fare scelte oggi sconfessate. Se il problema era legato solo al fatto che, ad esempio, Villacastelli da solo avrebbe consentito a Taranto di rispettare i limiti territoriali e di popolazione per divenire provincia, tale aspetto esisteva ieri ed esiste oggi: era necessario prenderne atto per tempo per scegliere strategie più adeguate alle esigenze del territorio. Se il Presidente Gabellone ed il Sindaco Perrone, una volta “convocati” da Ferrarese, hanno disertato la riunione, ciò non può giustificare scelte non condivise, frettolose ed ingiustificate; occorreva avere l’umiltà di trovare un terreno di confronto con Lecce, unico soggetto certo di non perdere la propria identità territoriale e verso il quale naturalmente, per radici ed affinità, si doveva guardare.

I parlamentari mai potranno approvare un emendamento che preveda l’accorpamento delle tre province (Lecce, Brindisi e Taranto), perché per far ciò dovrebbero cambiare il precedente decreto (approvato in agosto) che prevede i limiti territoriali e di abitanti, mettendo in discussione anche Lecce; perchè dovrebbero cambiare l’attuale decreto che ha già istituito la Provincia di Brindisi e Taranto (che con Ostuni, Villacastelli e Costernino rispetta gli standard quantitativi fissati); perchè dovrebbero costringere tutti i Comuni del Tarantino a chiedere di far parte del territorio di Lecce. Insomma, a meno di voler immaginare che un nuovo Mussolini possa, in barba alla legge, disegnare una macroprovincia come avvenuto qualche decennio fa, si continua ad ipotizzare l’utopia ben sapendo che Taranto e Lecce non stanno sicuramente lì a guardare!

Non solo, ma quale può essere la forza politica, consegnata dal documento datato 5.11.2012, ai nostri parlamentari, di auspicare e richiede la costituzione della Grande Provincia jonico-salentina, se a breve si succederanno le singole delibere dei Consigli Comunali adottate (da Brindisi, in primis, e dagli altri Comuni) ove si chiede di far parte della Provincia di Lecce! Il Governo non accetta ipotesi subordinate, ma richiede un deliberato, per formalizzare il trapasso, in linea con l’art. 133 della Costituzione , sentita la Regione, per cui gli auspici e le richieste di emendamento saranno superati dai deliberati dei Consigli Comunali!

I parlamentari Brindisini (solo loro perché i rappresentati di Lecce e Taranto naturalmente non vi hanno interesse), sanno perfettamente che la rete creata dai due decreti è talmente fitta da essere impenetrabile salvo a mettere in discussione la costituzionalità dell’intero provvedimento: rischio che il Ministro è consapevole di correre con il dettato normativo attuale, figurarsi ad approvare emendamenti lesivi dei diritti garantiti ai Comuni ed alle Province dalla Costituzione prima e dalle altre norme di rango inferiore poi! I Partiti avevano le mani legate, perché Monti va avanti sulla sua strada a colpi di fiducia, per cui i Parlamentari ben poco probabilmente potevano fare senza scendere nel campanilismo puro; la Regione ha svolto un ruolo di “passacarte”; la partita più importante aveva due punti di forza, Ferrarese e Consales, i quali, anche cavalcando sino all’ultimo istante l’ipotesi a dir poco utopistica ed irrealizzabile del doppio capoluogo, avrebbero dovuto fare ciò che i Sindacati nelle varie riunioni ed il sottoscritto ha da sempre sostenuto, pensare al piano “B” tutelando i presidi sul territorio. Invece di donarsi a Taranto avrebbero potuto e dovuto verificare e concertare con Lecce non già il doppio capoluogo, ma l’idea di sviluppo e tutela di una area che, compatta e forte dei numeri, avrebbe ottenuto la dignità ed il rispetto che merita. Poco importa ai cittadini che sia Maometto a spostarsi o la montagna!

Oggi si è consacrata la disfatta di una linea politica e l’ultima possibilità di fare squadra nel trapasso a Lecce è tramontata, visto che nel documento odiernamente sottoscritto si auspica solo la Grande Provincia. Ogni Comune delibererà quindi il naturale trapasso verso Lecce, e non è stata individuata una regia che gestisca questo trapasso a tutela del territorio. Rimane solo la speranza della incostituzionalità della norma: ma in questo caso il merito non sarà ascrivibile alla Politica, sconfitta nel suo ruolo, ma alla impostazione dei ricorsi effettuata dagli Avvocati ed alle sentenze dei Giudici che ancora una volta (vedi Ilva o Centrale Federico II) prescindendo da quanto sarà deciso scriveranno pagine importanti per i destini dei nostri territori. Ma questa è un’altra storia!

Pasquale Rizzo, Sindaco di San Pietro V.co

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