XIII Congresso AIA : Aerobiologia e patologie allergiche respiratorie

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Una maggiore attenzione ai problemi ambientali, in questi ultimi decenni, ha fatto assumere un gran rilievo allo studio della biosfera al fine di identificare particelle d’origine biologica e artificiale, spesso responsabili di patologie a carico della popolazione umana, ma anche di danni ai beni artistici e monumentali ed alle coltivazioni.
La giovane disciplina che studia questo settore è l’Aerobiologia, caratterizzata da una multidisciplinarietà ed interazione tra diversi settori (medici, biologici, meteorologici, botanici, agrari, edilizi, ecc, ).
L’Aerobiologia è una disciplina scientifica che studia le origini, la dispersione in atmosfera, il trasporto e la deposizione di particelle anemofile. Dal punto di vista biologico, quelle che assumono maggiore importanza sono in particolare i granuli pollinici, le spore fungine, actinomiceti, protozoi, prodotti di derivazione da artropodi, virus, batteri, alghe.
La dispersione in atmosfera di questo materiale determina la costituzione di un cosiddetto “aerosol biologico” che può essere causa etiologica di malattia. Per tale motivo l’aerobiologia è utilizzata da tempo in campo allergologico, come utile strumento di valutazione per le allergie respiratorie.
Il monitoraggio aerobiologico dei pollini allergenici aero dispersi è in particolare utile nel campo delle pollinosi. Le tecniche per la cattura e la conta delle particelle aero disperse sono diverse e si basano su principi di deposizione gravitazionale (apparecchio di Durham), di impatto inerziale (apparecchio Rotorod), di impatto per depressione (apparecchio Hirst). Quest’ultimo sistema è quello più utilizzato attualmente in Italia.
Le applicazioni in allergologia del campionamento aerobiologica (basato non solo sulle conte delle particelle polliniche ma anche delle spore fungine) sono diverse ed attengono alla diagnosi, alla prevenzione, al controllo clinico, alla terapia dei pazienti allergici. Non bisogna trascurare poi le applicazioni legate alla ricerca scientifica.
Nella diagnosi delle forme allergiche il monitoraggio pollinico servirà per correlare le presenze polliniche con l’anamnesi del paziente, inoltre per correlare le medesime alle risposte dei tests diagnostici.
Per la prevenzione delle malattie in quanto dal monitoraggio pollinico si potranno ricavare criteri di previsione di fioritura. Questi saranno differenziati per zone geografiche e potranno essere definiti, per zone e per diverso tipo di polline, solo dopo un certo numero di anni di campionamento e con opportuna correlazione con i dati meteo.
Per il controllo clinico la conoscenza delle concentrazioni di determinati pollini potranno essere di aiuto per valutare le variazioni di diversi parametri clinici e di laboratorio e per la valutazione delle variazioni della sintomatologia dei pazienti.
Nel campo della terapia il monitoraggio pollinico sarà utile guida ad un adeguato trattamento farmacologico ed una modulazione dei dosaggi di immunoterapia specifica.
Nella ricerca il monitoraggio pollinico si è rivelato fondamentale in corso di studi programmati sulle terapie farmacologiche o d’immunoterapia, nelle pollinosi e nelle allergopatie respiratorie da spore di miceti.

L’incidenza globale delle Allergopatie respiratorie in Puglia non si discosta molto da quella nazionale, con le ovvie diversità relative agli agenti eziologici: infatti la quasi totalità dei casi in Puglia è riconducibile a cinque forme principali di pollinosi a carattere stagionale, che possono essere variamente combinate fra loro: Parietaria, Graminacee, Olivo, Composite e Cupressaceae.
Infine non va dimenticata la sensibilizzazione all’acaro della polvere, che provoca una patologia a carattere perenne e colpisce il 60% circa dei bambini ed il 30-35 % degli adulti.
L’attività scientifica che deriva dal Convegno favorisce l’aggiornamento professionale degli allergologi pugliesi e si riflette sull’approccio diagnostico e terapeutico.

Nell’ambito della Medicina Interna l’Allergologia ed Immunologia Clinica si può considerare una branca ad andamento trasversale in quanto entra nel merito di numerose discipline (Oculistica, Pneumologia, Gastroenterologia, Otorino, Ematologia, Immunologia, Pediatria, etc.). Questi continui conflitti di competenza fanno si che essa non venga agevolmente individuata dal punto di vista assistenziale sia dal medico di Medicina Generale sia dagli specialisti delle discipline sopra menzionate, sia da parte del paziente stesso.

Tutti sappiamo che le malattie IgE mediate colpiscono ormai circa un quarto della popolazione del mondo occidentale e non a caso si parla di “epidemia allergica”. A fronte di questo dato la disciplina non trova ancora, nel nostro paese come in molti altri in Europa, una sua appropriata collocazione organizzativa all’interno dei sistemi sanitari nazionali o regionali.

La trasversalità della materia ne è certamente una causa, ma non può essere assunta come scusante. La complessità dei meccanismi immuno-patogenetici e le peculiarità diagnostiche e terapeutiche, la cui conoscenza è in continua evoluzione, giustificano infatti l’autonomia della disciplina, che deve essere valorizzata e appropriatamente collocata, nell’interesse primario dei pazienti e dell’economia gestionale dei servizi sanitari. Si tratta di trovare nuovi assetti organizzativi e nuovi livelli di collaborazione con le varie branche specialistiche alle quali lo specialista in Allergologia e Immunologia Clinica può portare il proprio specifico contributo.

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